Omelia 23 agosto

«Disse loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”.
Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.», Matteo 16,15-16.

Alla domanda di Gesù: «La gente chi dice che io sia?». La prima risposta degli apostoli rispecchia i bisogni e le proiezioni della gente. Così anche noi spesso abbiamo un’immagine di Dio o di Gesù in base alle nostre necessità, ma non riconosciamo iI Cristo, non ci orientiamo verso il Dio di Abramo.

I miracoli incominciano a mancare, eppure i miracoli sono frutto del digiuno e della preghiera.

È sempre grande il rammarico dei fedeli quando dopo una novena, un fioretto, a delle offerte e rinunce fatte non vedono compiersi la Grazia tanto attesa. «Che delusione, Dio non mi ha ascoltato». Ma cerchiamo di capire perché Dio non può compiere il miracolo tipo bacchetta magica nonostante le nostre “sincere e devote” preghiere.

Nel vangelo di Matteo Gesù afferma: «Certa specie di demoni si scaccia solo con la preghiera e col digiuno”, (Mt 17,21). Sostituiamo il termine demoni con male e il verbo scacciare con sconfiggere; adattando la frase otterremo: alcuni mali si sconfiggono solo con la preghiera e col digiuno.

Ma cosa è il digiuno, cosa è la preghiera?
Secondo me sono due aspetti dello stesso processo di Grazia. In quanto al digiuno esso è parte materiale della nostra azione. Mi privo del cibo – e non solo – mi privo di ciò che io reputo vitale perché il corpo e la mente mi ricordino costantemente quello che sto facendo. Mentre per ciò che concerne la preghiera non si tratta semplicemente solo ed unicamente a delle formule recitate distrattamente, ma di un dialogo spirituale continuo con Dio attraverso preghiera, meditazione sulla Parola di Dio e il discernimento per orientarci verso la volontà del Padre.

Digiuno e preghiera non sono un rinunciare a se stessi, ma piuttosto uno scegliere Dio.

Il digiuno non è un fioretto. Non si tratta dunque di rinunciare per un mese ai dolci, alle sigarette, alla pasta. Il digiuno è sempre totalizzante. In ogni cosa che faccio scelgo Dio, obbedisco a lui. Perché come per la disobbedienza di Adamo è entrato il male nel mondo, così per la totale obbedienza di uomini e donne nella storia si rende visibile la Grazia che Dio incessantemente elargisce: il miracolo avviene quando diventiamo veicolo del suo Amore. Spesso si sente dire che siamo mezzi, in quanto trasportatori, ma si può anche intendere come incompleti. Non mi piacciono queste definizioni perché nel digiuno e nella preghiera autentici noi diventiamo interi, pienezza della espressione del volto di Dio, non trasportatori ma espressione, siamo volto della paternità divina. Non sono più veicolo, ma sono alter Christus, un tutt’uno con Cristo e per chi mi vede divento, come dicevamo prima, il volto di Colui che porta pace e salvezza. Non si tratta di possessione come lo si intende per i demoni, ma di comunione completa e sponsale di amore con il Cristo.

Cosa è il digiuno allora? Esso comprende tutto il mio essere perché in ogni cosa voglio scegliere Dio. Vediamo i quali sono i tipi di digiuno.

Digiuno dal Cibo
Scelgo il pasto necessario perché non abusi del benessere materiale: come direbbe Gesù chiedo quel «pane quotidiano» donatomi da Dio per vivere e non di antipasto, primo, secondo, frutta, noci, dolce, caffè e ammazza caffè. Non mi consolo con il cibo, ma utilizzo il cibo per la sua funzione primaria, cioè tenere il corpo in vita. E come io ho diritto alla vita, così anche mio fratello che non ha cibo benefica del mio risparmio. Il digiuno dai viveri è efficace solo se poi la parte conservata viene condivisa. Se ho il freezer pieno, il mio digiuno non deve permettermi di mangiare per un periodo più lungo. Non sarebbe un digiunare, ma un razionare. Occorre che il mio digiuno si trasformi in «carità operosa», diventi gesto concreto di condivisione con l’altro.

Digiuno dalle parole
Quanto ci piace chiacchierare, impicciarci, far prevalere la propria opinione, riempiere i vuoti con parole vuote, rendendo il tempo ancora più vuoto. Il silenzio è il digiuno delle parole. La poetessa Alda Merini scrisse: «Mi piace la gente che sceglie con cura le parole da non dire». Per i cristiani è molto più di un digiuno perché il silenzio è il grembo (utero) della Parola di Dio. Come posso sintonizzarmi su Dio se vi è costantemente rumore dentro e fuori di me? Come può Dio parlarmi se non sono mai in ascolto, ma sempre in modalità parlante?

Digiuno dalle distrazioni
Innumerevoli le distrazioni che la mente partorisce durante la giornata. Ho sempre tante cose da fare. Sì, è la Marta in noi! «Marta, Marta tu ti preoccupi di troppe cose». Non posso godere del momento che sto vivendo perché penso a ciò che devo fare dopo. O meglio, penso a ciò a cui do la priorità. Arrivo in ritardo a Messa perché prima ho scelto altro. Me ne vado non appena ho fatto la comunione e il sacerdote ha impartito la benedizione, non perché la Messa è finita, ma perché ho altre priorità. Quei due minuti di canto finale, di lode per il sacramento ricevuto, non hanno più importanza. Non ho il motivetto in testa mentre torno a casa, pensando alla Grazia di aver vissuto la Cena del Signore, ma sono preso da pensieri di giudizio nei confronti delle presone e non le vedo più come fratelli e sorelle ma come nemici, ho la mente proiettata a ciò che devo cucinare, penso agli ospiti che dovranno venire, ai panni da stirare, alla telefonata che devo fare. Distrazioni! Ci s’impiega un attimo a passare dal Santo, Santo, Santo… al io, io, io… e torniamo alle priorità da scegliere.

Questo perché spesso ci si nutre di cose sbagliate, perché non abbiamo imparato a digiunare. Non digiuniamo nelle parole da scegliere, non digiuniamo nei pensieri, non digiuniamo nelle cose da vedere: difetti dei fratelli, pornografia, notizie shock, maldicenze, orgoglio, opinioni, ozio. Scegliere Dio è digiunare su tutto il resto. Vedere il mondo con gli occhi di Dio: parlo di speranza e di amore; penso al fratello e alla sorella come un dono e non di come vorrei che fosse, non come uno zingaro, non come uno sbarcato, non nero, né bianco, non ebreo, non musulmano, non prostituta, non vecchio, non giovane irresponsabile, ma persona, ma fratello e sorella; vivo la castità fisica e mentale; mi nutro di notizie belle; benedico; scelgo l’umiltà di Maria; non difendo la mia opinione ma cerco la verità di Dio; supero lo sconforto e la malinconia attraverso una carità operosa. Scelgo, in poche parole, le cose che mi fanno vivere e vivere bene. Mi nutro di sobrietà e salute.

Digiuno dalle dipendenze
Molte sono le dipendenze che tutti abbiamo: dipendiamo da persone, sesso, droghe, alcool, fumo, adrenalina, opinioni e pregiudizi, soldi, successo, fama, potere, like su facebook, cibo, agio, la bassa o la troppa autostima, il ruolo… Quanto è difficile imparare a fare il digiuno anche dalle dipendenze. Dipendere significa non essere liberi, il digiuno da esse ci dimostra quanto siamo capaci di scegliere e ogni scelta ha in sé un pegno da pagare: la fatica. Questa tuttavia non dipende dalla nostra forza o fragilità, né dalla nostra volontà, ma da quanto ci piace dipendere: mi piace se tutti mi dicono bravo; mi piace il sesso; mi piace la droga; mi piace bere; mi piace il fumo; mi piace il pericolo da sfidare; mi piace quello che gli altri pensano; mi piace il potere e i soldi, il potermi comprare quello che voglio e quando lo voglio oppure sedermi sulla mia montagna di monete di zio Paperone; mi piace sentirmi qualcuno perché approvato da tutti; mi piace la visibilità sui social; mi piace la comodità; mi piace piangermi addosso; mi piace esaltarmi; mi piace che la gente mi vede in quel ruolo, mi attacco alla poltrona e non la mollo più per decenni. Il peccato non nasce da un pericolo, ma perché piace! Eva vide che il frutto era buono da mangiare e desiderabile… Non c’è scritto che il frutto sembrava marcio e il sapore disgustoso. No, no! Era desiderabile e buono da mangiare. Per vedere i miracoli ci vuole la libertà. San Paolo dice in 1 Cor 6,12: «”Tutto mi è lecito!”. Ma non tutto giova. “Tutto mi è lecito!”. Ma io non mi lascerò dominare da nulla». Dio ci ha creati liberi. La vera ed unica liberà la otteniamo nell’obbedienza a Lui. Noi abbiamo invece sempre in mente la nostra libertà arrivando pure a convincerci che “Dio vuole ciò che voglio io” e spesso mi nascondo dietro alle mie dipendenze perché “lui mi ama come sono”. Molte volte basta cambiare la successione delle parole e muta il soggetto della frase. Lo Spirito Santo e noi -> Noi e lo Spirito Santo. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole -> La carne è pronta e lo spirito è debole. Siamo stati creati a immagine di Dio -> Abbiamo creato Dio a nostra immagine. Questa ultima affermazione ci spinge ad un cammino di fede continuo, perché molto più spesso di quanto pensiamo ci facciamo un Dio a nostra immagine, un Dio di comodo, e anche se gli diamo il nome giusto, proiettiamo in lui le nostre carenze e i nostri bisogni trasformandolo in un idolo. Non utilizzo Dio per la mia felicità e per le mie giustificazioni, ma Dio è sorgente di felicità così come Lui l’ha pensata per me, ma per poterla abbracciare dobbiamo svuotarci di tutto (kenosi) per riempirci di Lui.

Dal digiuno all’Obbedienza
Il digiuno di tutte queste cose porta alla libertà. Io posso e voglio scegliere nella mia piena libertà di ubbidire a Dio. E non mi importa se devo costruire un’arca secondo precise indicazioni in tempo di siccità, come fece Noè prima del diluvio. Dio me lo ho chiesto ed io gli obbedisco. Gli altri mi deridono, gli altri fanno diversamente. Fanno tutti così. Strano che quando ci vogliamo giustificare diciamo «fanno tutti così». Mentre quando «così fan tutte» diventa un bordello. È già! Questo gioco di parole mi fa capire come io giustifico le mie azioni attraverso il parametro delle azioni degli altri e come invece – se va male – è sempre colpa degli altri. Un po’ come quelli che vengono a lamentarsi per la diffusione del Covid perché la gente è irresponsabile, e ti parlano a meno di mezzo metro di distanza senza mascherina.

La preghiera
Tutto ciò che ho scritto finora è solo una parte del miracolo, cioè la parte del digiuno. Ovviamente è incompleta perché bisognerebbe discernere su tutte quelle cose che permettono ad ognuno di noi di allontanarsi dal piano salvifico di Dio. In questo digiuno e silenzio di corpo, mente e spirito, trova il suo spazio la preghiera. La preghiera non sono azioni singole: andare a Messa, leggere la Bibbia, dire il Rosario, recitare l’Ufficio delle Letture (Mattutino, Lodi, Ora Media, Vespro e compieta), giaculatorie, devozioni, formule. La preghiera è tutto questo insieme. Non basta una margherita per rallegrare la mensa. Un centro tavola si compone da più elementi: la spugna, le foglie per la base, i fiori che risaltano, i fiori da contorno, i rami per dare movimento alla composizione, l’armonia nei colori…
Se prima abbiamo scoperto la Marta in noi, questo è il momento di Maria, il momento della contemplazione. Sto a tavola con Gesù e non ho bisogno di dirgli ciò che penso, ma sono in ascolto. Preghiera e digiuno, digiuno e preghiera è uno stile di vita. Respiri il soffio di Dio, annunci in parole e opere la sua regalità, vivi il Regno.

Pico della Mirandola esaltava la «beata ignoranza», che non intende ciò che l’occhio non vede non fa male al cuore, ma piuttosto è un inno alla ricerca continua della Verità con la V maiuscola. Ogni volta che si pensa di aver capito qualcosa o peggio ancora di aver capito tutto, occorre ricordarsi la beata ignoranza, che le verità divine sono sempre oltre al mio pensiero e alle mie convinzioni. «Inscrutabili», «insondabili» i pensieri di Dio, solo lo Spirito e la Sapienza li conosce in profondità. C’è chi chiama questo principio il discernimento continuo o la formazione permanente, qualche anziano dice: «Vorrei campare più a lungo possibile perché ho ancora tanto da imparare». Vorrei campare più a lungo possibile per pregustare la sapienza di Dio; senza dimenticare che è solo un assaggio della sua infinità bontà.

Così lentamente lo sguardo si distoglie dal tuo fragile o forte “io” e si orienta verso e si alimenta dalla potenza di Dio. Si passa dall’io al Tu (Dio), dal Tu (Dio) al noi (io, Tu e i fratelli), dal noi al Noi (Corpo di Cristo, comunità). Solo allora potremo scomodare sia il “buonsenso” perché è il senso del buono e del bello che Dio ha dato a tutta le Creazione, sia il “bene comune” quel difficile compito dato all’uomo di conservare quel bello e quel buono che Dio ha donato a TUTTI i suoi figli. Ed ecco la guarigione, ed ecco il miracolo…

Allora la nostra risposta a Gesù sarà come quella di Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

don Rudi

Aggiornamento Covid

Con la seguente ordinanza entra in vigore l’obbligo della mascherina nelle messe serali anche per chi partecipa dal sagrato della parrocchia.

Don Rudi

LA SEGUENTE ORDINANZA
Art. 1
(Misure urgenti di contenimento e gestione dell’emergenza sanitaria)
1. Ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 7 agosto 2020, citato in premessa, ai fini del contenimento della diffusione del virus
COVID-19 sono adottate le seguenti ulteriori prescrizioni:
a) è fatto obbligo dalle ore 18.00 alle ore 06.00 sull’intero territorio nazionale di usare
protezioni delle vie respiratorie anche all’aperto, negli spazi di pertinenza dei luoghi e locali
aperti al pubblico nonché negli spazi pubblici (piazze, slarghi, vie) ove per le caratteristiche
fisiche sia più agevole il formarsi di assembramenti anche di natura spontanea e/o
occasionale;
b) sono sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati,
all’aperto o al chiuso.
2. Relativamente ai punti a) e b) non sono ammesse deroghe con ordinanze regionali.
Art. 2
(Disposizioni finali)
1. Alle disposizioni di cui alla presente ordinanza si applica quanto previsto dall’articolo 4 del
decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2020,
n. 35.
2. La presente ordinanza produce effetti dal 17 Agosto 2020 sino all’adozione di un successivo
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto-
legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, e
comunque non oltre il 7 settembre 2020.
3. Le disposizioni della presente ordinanza si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle
Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative
norme di attuazione.
La presente ordinanza è trasmessa agli organi di controllo e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 16 agosto 2020.
IL MINISTRO DELLA SALUTE
On. Roberto Speranza