Benedizione delle uova di Pasqua

 

 

Quando?
Domenica 21 aprile 2019 alla fine della Messa.

La tradizione
La tradizione religiosa ha sempre considerato l’uovo come il simbolo del dischiudersi della vita nella stagione di primavera quando la natura si ridesta e si rinnova. Questa espressione della pietà popolare, propria sia dell’Oriente che dell’Occidente, si riflette nella consuetudine di benedire le uova nel giorno di Pasqua. Il gesto semplice ed umile porta nell’ambito familiare il messaggio della risurrezione e della vita nuova in Cristo, che investe l’uomo e la natura.

La benedizione delle uova, tradizione molto sentita in diverse regioni d’Italia, avviene ancora adesso: i sacerdoti di alcuni paesi fanno il giro delle case per prendere le uova da benedire e molti abitanti si recano essi stessi alla prima Messa, con una mappina ripiegata ai quattro pizzi all’interno della quale pongono un piatto pieno di uova lesse tenute strette da un nodo.

 

La storia
Fino a tempi non molto lontani da noi, ogni famiglia donava ai sacerdoti, in occasione della visita fatta alle case, una piccola quantità di uova fresche. Di ‘uova colorate’, dipinte con varie tinte vegetali , si parla in un documento della prima metà del XIII secolo, quando nelle contrade regnava l’imperatore Federico II di Svevia.

Il documento venne stilato nel 1276 (26 anni dopo la morte dell’ Imperatore) nel Monastero di Santa Maria di Cinquemiglia, sito nel medio corso del Sangro, e reso noto dallo storico Giuseppe Celidonio nel III volume dell’opera “La Diocesi di Valva e Sulmona”. L’Autore scrive che nel giorno di Sabato Santo il Monastero di Santa Maria di Cinquemiglia, tramite il suo Bajulo, mandava a ritirare presso gli abitanti dei Casali soggetti all’Abbazia “uova lesse et pinte “ ed ogni Casale era contraddistinto da un particolare colore, espediente questo che serviva come promemoria all’Abate per controllare l’avvenuto pagamento, da parte dei ‘villici’, delle prestazioni dovute al Convento. Dallo storico Antonio De Nino apprendiamo che in epoche più recenti, quando la povertà era di casa nelle nostre contrade, si prestava di tutto anche le uova, “le quali si misuravano in un cerchietto di ferro” e quando si dovevano restituire esse dovevano avere lo stesso diametro di quelle avute in prestito. D’inverno, scrive sempre il De Nino, quando la famiglia era riunita attorno al camino e la cena, come al solito, era stata magra per tutti, si organizzava il giuoco chiamato “spacca l’uovo”. Un uovo sodo e sgusciato veniva sistemato dalla persona di casa più anziana in un punto del tavolo della cucina e ne diventava padrone l’esponente della famiglia che, bendato e fatto girare più volte su se stesso per fargli perdere l’orientamento, riusciva a tagliare l’uovo con un solo colpo di coltello. Antica e originale è anche l’usanza dell’ ammaccatura dell’uovo sodo. Il giuoco si svolge tuttora nella piazza principale di Spoltore (Pescara) fra due concorrenti che, nella mattina di Pasqua,si affrontano con il proprio uovo sodo in mano, non sgusciato, e lo tengono ad una distanza di circa 2 cm. l’uno dall’altro. Vince la singolar gara quello che per primo riesce ad ammaccare con un solo colpo l’uovo dell’altro e ne diventa in tal modo possessore.

Come fare?
Metti le uova a lessare in acqua fredda con un pizzico di sale. Spegnere 10 minuti dopo che l’acqua inizia a bollire. In un bicchiere mettete 250 ml di acqua con due cucchiai di aceto e colorante alimentare. Passate le uova direttamente dall’acqua bollente nel bicchiere e aspettate che si colori (almeno 10 min.).
Un’altra idea simpatica è di abbellire le uova con adesivi o decoupage dopo la lessatura.

Per saperne di più, interessante anche la storia dell’uovo di Pasqua su Wikipedia.

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